Petrolio, Hormuz e inflazione: tre scenari per il Brent e cosa comportano per il portafoglio

Petrolio, Hormuz e inflazione: tre scenari per il Brent e cosa comportano per il portafoglio — copertina DoppioMinimo.com
Tema Tre scenari per il Brent dopo un settembre di attacchi nello Stretto di Hormuz, e cosa comportano per obbligazioni, oro e azioni
Brent e WTI — 02/10/2026 Brent (contratto dicembre) 102,25 $; WTI 91,11 $. Brent Dated (fisico) 113,96 $ al 29/09/2026
Brent Dated nel 2026 61,35 $ al 31/12/2025; massimo 138,21 $ il 07/04/2026; picco di settembre 130,80 $ il 15/09
Curva Brent — 24/09/2026 Primo mese 106,60 $, dodicesimo mese 80,68 $: backwardation di 25,92 $ (24%)
Inflazione area euro — settembre 2026, stima flash 3,8% (3,2% ad agosto); energia +18,8%; componente di fondo 2,5%
Inflazione Italia — settembre 2026, dato provvisorio NIC +4,2%; IPCA +4,1%; energetici regolamentati +25,9%
Rendimenti — 02/10/2026 Treasury 10 anni 5,28%; TIPS 10 anni (reale) 2,92%; breakeven 10 anni 2,36%; Bund 3,45%; BTP 4,60%
Previsioni Brent media 2026 EIA (09/09) 91,01 $; sondaggio Reuters (30/09) 89,05 $; ipotesi BCE (10/09) 89,5 $

Settembre si è chiuso con almeno 16 attacchi a navi nell’area dello Stretto di Hormuz. Quattro petroliere sono state colpite tra il 28 e il 29 settembre e la superpetroliera kuwaitiana Kazimah III il 1° ottobre. Eppure il Brent ha chiuso la settimana a 102,25 dollari, praticamente fermo (+0,11% a parità di contratto). Il motivo è arrivato venerdì 2 ottobre: G7 e Agenzia internazionale dell’energia hanno annunciato il rilascio fino a 100 milioni di barili di scorte d’emergenza in quattro mesi, con priorità al gasolio. Il WTI ha perso l’1,9% in giornata, a 91,11 dollari.

Il petrolio è oggi tirato da due forze opposte: un’offerta fisica strozzata e governi disposti a svuotare i magazzini pur di contenerla. In mezzo c’è un’inflazione dell’area euro risalita al 3,8% a settembre. Per un portafoglio la domanda utile non è quale sarà il prezzo del Brent a fine anno. È quale scenario il mercato sta già pagando e quale invece sta sottovalutando.

Dove siamo: il fisico è molto più teso dei future

Il primo segnale sta nella distanza tra il barile fisico e quello sui future. Il Brent Dated, cioè il prezzo dei carichi reali nel Mare del Nord, valeva 113,96 dollari il 29 settembre: quasi 12 dollari sopra i 102,25 a cui venerdì ha chiuso il future di dicembre. A inizio anno era a 61,35 dollari, il massimo del 2026 resta il 138,21 del 7 aprile e a metà settembre il prezzo era tornato a 130,80. La curva dei future racconta la stessa cosa. Al 24 settembre il primo contratto quotava 106,60 dollari e quello a dodici mesi 80,68: una backwardation di quasi 26 dollari, il 24%. Il mercato paga molto per avere barili oggi e sconta una normalizzazione piuttosto rapida.

Sui flussi i dati non concordano, e lo dico apertamente. Il tracciamento indipendente delle navi parla di transiti giornalieri a una cifra. La marina statunitense ne stima circa 30, contro un livello pre-crisi molto più alto. Le spedizioni saudite attraverso lo Stretto risultavano risalite a circa 2,9 milioni di barili al giorno nei sei giorni al 18 settembre, contro 0,7 ad agosto. Un dato certo c’è: i noli delle superpetroliere sulla rotta hanno superato 1 milione di dollari al giorno. È un costo che finisce nel prezzo consegnato in Europa e in Asia.

Il rapporto di settembre dell’Agenzia internazionale dell’energia stima per il 2026 un calo dell’offerta mondiale di 5,7 milioni di barili al giorno, a 100,7 milioni. La domanda scende di 2,5 milioni e le scorte sono diminuite di 507 milioni di barili da febbraio. L’OPEC+ ha lasciato invariati gli obiettivi di ottobre. Al momento della stesura, la vigilia della riunione del 4 ottobre indicava obiettivi invariati anche per novembre (Reuters, 30 settembre), con una produzione dei membri principali circa 5 milioni di barili al giorno sotto i livelli prebellici.

Il canale dell’inflazione: perché la BCE guarda il gasolio

La trasmissione ai prezzi è già visibile. La stima flash di Eurostat per settembre dà l’inflazione dell’area euro al 3,8%, con l’energia a +18,8% e la componente di fondo al 2,5%. In Italia l’Istat registra un NIC al 4,2% e un IPCA al 4,1%. I beni energetici regolamentati salgono del 25,9% e quelli non regolamentati del 22,2%. Negli Stati Uniti il CPI di agosto era al 3,4%, con il core al 2,4%. Il deflatore PCE, misura preferita dalla Fed, era al 3,4%, con il core al 3,0%.

Il confronto più utile è con le proiezioni della BCE di settembre, chiuse con dati al 19 agosto. Lo scenario di base ipotizzava un Brent medio di 89,5 dollari nel 2026 e di 78 dollari nel 2027, con un’inflazione al 3,0% quest’anno e al 2,5% il prossimo. Lo scenario severo portava l’inflazione 2027 al 5,4%. Con il future sopra 100 dollari e il fisico sopra 110, la realtà di settembre sta già scorrendo sopra l’ipotesi di base. È il motivo per cui Francoforte ha alzato i tassi il 10 settembre, portando i depositi al 2,50%. La Fed lo ha fatto il 16 settembre, al 3,75-4,00%.

Il mercato del lavoro americano complica il quadro. A settembre sono stati creati solo 29.000 posti contro attese di 84.000, con revisioni negative di 60.000 posti sui due mesi precedenti. Uno shock petrolifero con un’economia che rallenta è la definizione di stagflazione. Le banche centrali la combattono male, perché ogni strumento cura un sintomo e aggrava l’altro.

Tre scenari per i prossimi sei mesi

Gli intervalli e le probabilità che seguono sono stime mie. Partono dalla curva dei future, dalle previsioni EIA di settembre (Brent medio 91,01 dollari nel 2026 e 73,74 nel 2027) e dal sondaggio Reuters di fine settembre su 30 analisti (89,05 dollari di media 2026, forchetta 77,27-97,60).

Il primo scenario è la normalizzazione negoziata: una de-escalation che riporta i transiti verso livelli ordinari entro l’inverno. Il Brent scenderebbe nell’area 75-85 dollari entro il primo trimestre 2027, in linea con il dodicesimo mese della curva e con i 77 dollari che l’EIA indica per il secondo trimestre 2027. L’inflazione europea tornerebbe verso il sentiero di base della BCE e il ciclo di rialzi si fermerebbe qui. Gli attribuisco una probabilità del 30%.

Il secondo scenario, che considero centrale, è lo stallo armato. Attacchi sporadici, flussi parziali e scorte strategiche che tamponano senza risolvere: il Brent oscillerebbe tra 95 e 110 dollari. L’inflazione dell’area euro resterebbe sopra il 3% fino alla primavera e la BCE terrebbe aperta la porta a un’altra mossa. È lo scenario che i future a dodici mesi, a 80 dollari, prezzano meno. Probabilità del 50%.

Il terzo è l’escalation, con una chiusura prolungata dello Stretto. Il Brent tornerebbe oltre i 130 dollari e potrebbe rivedere il massimo di aprile; le proiezioni BCE in questo caso guardano a un’inflazione 2027 vicina allo scenario severo. È anche lo scenario in cui il rilascio di scorte smette di funzionare, perché i magazzini sono già scesi di 507 milioni di barili. Probabilità del 20%.

Cosa comporta per il portafoglio

Sulle obbligazioni, due scenari su tre sono negativi per la parte lunga della curva. Il Treasury a 10 anni è passato dal 5,17% del 25 settembre al 5,28% del 2 ottobre. L’OAT francese ha toccato in settimana il 4,92%, massimo dal 2002, e lo spread BTP-Bund ha visto 131 punti in apertura il 2 ottobre prima di chiudere a 114,6. In questo contesto la duration lunga resta da sottopesare: il premio a termine non compensa ancora il rischio di un’inflazione che resta sopra il 3%. Le scadenze brevi e intermedie offrono un rendimento nominale simile con molta meno volatilità.

I TIPS sono lo strumento che i dati della settimana premiano di più. Il breakeven a 10 anni è al 2,36%: il mercato prezza un’inflazione media decennale di oltre un punto sotto quella corrente, con CPI e PCE al 3,4%. Il rendimento reale del TIPS decennale è al 2,92%. Per un investitore in euro la copertura del cambio ha però un costo, che stimo in circa 1,4 punti l’anno sulla base della differenza tra i tassi ufficiali: fed funds al 3,75-4,00% contro depositi BCE al 2,50%. Anche al netto della copertura resta un rendimento reale positivo, e soprattutto una protezione esplicita nello scenario di escalation. Il sovrappeso sui TIPS con copertura in euro è coerente con quello che vediamo.

Sull’oro i dati di settembre non mi danno ragione, ed è giusto dirlo. Il 2 ottobre l’oncia valeva circa 4.171 dollari, il 4,2% sotto i livelli di fine 2025 e il 24% sotto il massimo di 5.478 dollari del 29 gennaio. Dalla fine di agosto ha perso circa il 6,5%, proprio mentre il petrolio restava sopra i 100 dollari. La spiegazione più probabile è il costo opportunità. Con un rendimento reale americano vicino al 3% e banche centrali che alzano i tassi, detenere un attivo senza cedola costa caro. L’oro protegge dalle crisi di fiducia e dal rischio sul dollaro, meno da uno shock d’offerta combattuto con tassi reali in salita.

Sulle azioni il settore energetico resta la copertura naturale: guadagna proprio negli scenari in cui il resto del portafoglio soffre. Il rischio maggiore è per i settori che dipendono da tassi bassi e da consumi discrezionali. Ne ho parlato a giugno, quando ho descritto Hormuz come rischio binario, e il quadro dei tassi l’ho analizzato nell’articolo sulla stretta sincronizzata di Fed e BCE.

La mia view

Il mio scenario centrale è lo stallo armato. Il punto che il mercato rischia di sottovalutare è la sua durata: la curva dei future sconta un Brent a 80 dollari tra un anno, mentre il barile fisico vale oltre 110. Il rilascio di scorte compra tempo ma non sostituisce i flussi, e ogni settimana di stallo erode il cuscinetto.

Per questo confermo il sottopeso sulla duration lunga e il sovrappeso sui TIPS con copertura in euro, che sono le due posizioni più coerenti con un’inflazione che resta alta. Sull’oro mantengo il sovrappeso ma non lo aumento. Se il rendimento reale dei TIPS dovesse stabilizzarsi sopra il 3% con una Fed ancora in rialzo, ridurrei la posizione verso la neutralità: preferisco cambiare idea su un dato che difendere una tesi contro il mercato. In settimana guarderò lo STEO dell’EIA, che esce il 6 ottobre e aggiornerà le previsioni di settembre, i verbali del FOMC del 7 e il resoconto della riunione BCE dell’8. Soprattutto, guarderò il conteggio quotidiano dei transiti nello Stretto.


Fonti e date di rilevazione. Prezzi di chiusura di Brent e WTI del 2/10/2026: EnergyNow, 2 ottobre 2026. Brent Dated: EIA tramite FRED (serie DCOILBRENTEU), dati al 29 settembre 2026. Curva dei future al 24 settembre 2026: Baratelli Institute. Attacchi, transiti e noli: Seatrade Maritime, 2 ottobre 2026; spedizioni saudite: World Oil, 21 settembre 2026. Rilascio di scorte G7/IEA: EnergyConnects/Bloomberg e Al Jazeera, 2 ottobre 2026. IEA Oil Market Report, 11 settembre 2026. EIA Short-Term Energy Outlook, 9 settembre 2026. Sondaggio Reuters sul petrolio, 30 settembre 2026 (via Euronext); attese OPEC+ per novembre: Reuters, 30 settembre 2026. Inflazione area euro: Eurostat, stima flash del 2 ottobre 2026. Inflazione Italia: Istat, dati provvisori del 30 settembre 2026. CPI USA di agosto: BLS, 11 settembre 2026; PCE di agosto: BEA, 30 settembre 2026; occupazione di settembre: BLS, 2 ottobre 2026. Proiezioni e decisione BCE: 10 settembre 2026; decisione Fed: 16 settembre 2026. Treasury e TIPS: U.S. Department of the Treasury, curva del 2 ottobre 2026; breakeven: FRED (T10YIE), 2 ottobre 2026. Bund, BTP, spread e OAT: ANSA, 1 e 2 ottobre 2026. Oro: Alpha Vantage, prezzi spot giornalieri al 2 ottobre 2026 e al 31 dicembre 2025. Gli scenari, gli intervalli di prezzo, le probabilità e il costo della copertura valutaria sono stime dell’autore.

Andrea Angelini

Disclaimer. Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce ricerca in materia di investimenti ai sensi della Direttiva 2014/65/UE (MiFID II), né consulenza finanziaria, raccomandazione personalizzata o sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Le opinioni espresse sono personali dell’autore e non impegnano in alcun modo l’intermediario di appartenenza. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Prima di assumere qualsiasi decisione di investimento si raccomanda di valutare la propria situazione patrimoniale, gli obiettivi e la tolleranza al rischio, avvalendosi del proprio consulente. A cura di Andrea Angelini, Global Wealth Advisor.