| Tema | Con Hormuz semichiuso, il petrolio saudita esce dal Mar Rosso attraverso Yanbu. Gli Houthi ora colpiscono proprio quella via di fuga |
| Oleodotto Est-Ovest | Capacità 7 milioni di barili al giorno; 5,8 milioni dichiarati dal ministro saudita dell’energia il 06/10/2026; circa 2 milioni ad agosto (Kpler) |
| Export di greggio da Yanbu | Circa 4,1 milioni di barili al giorno a giugno 2026, di cui circa 3,3 milioni (80%) verso sud attraverso Bab el-Mandeb (Kpler) |
| Hormuz — 06/10/2026 | 7 navi di materie prime in transito contro circa 125 al giorno prima della guerra; greggio in uscita almeno 10,1 milioni di barili al giorno, il 74% del livello prebellico (Kpler) |
| Traffico — settimana 21-27/09/2026 | Bab el-Mandeb 290 transiti (dato provvisorio; media di giugno 316); Suez 278 transiti (Lloyd’s List Intelligence) |
| Premi war risk — 25/09/2026 | Navi saudite a Yanbu circa 3% del valore dello scafo (sotto l’1% a inizio luglio); a sud di Yanbu fino al 7%; Hormuz 6-9%; Mar Rosso senza legami sauditi 0,2-0,3% |
| Prezzi | Brent future 104,28 $ (chiusura 08/10/2026); Brent Dated 125,44 $ (06/10/2026); TTF 80,25 €/MWh (09/10/2026) |
| Previsioni Brent | EIA, 06/10/2026: media 2026 96,32 $, quarto trimestre 105 $, media 2027 83,74 $ |
Da mesi il mercato del petrolio guarda allo Stretto di Hormuz. Martedì 6 ottobre, secondo Kpler, lo hanno attraversato appena 7 navi di materie prime, contro le circa 125 al giorno prima della guerra. L’Arabia Saudita ha in parte aggirato il blocco con un oleodotto di 1.200 chilometri che porta il greggio dal Golfo a Yanbu, sulla costa del Mar Rosso. Il 6 ottobre il ministro dell’energia Abdulaziz bin Salman ha detto che quel tubo pompa 5,8 milioni di barili al giorno, vicino alla capacità massima di 7.
Il problema è che la via di fuga ha a sua volta una strozzatura. Circa l’80% del greggio caricato a Yanbu va verso l’Asia e deve passare da Bab el-Mandeb, lo stretto tra Yemen e Gibuti. Da luglio gli Houthi, alleati dell’Iran, hanno riaperto la guerra con Riad e hanno messo nel mirino proprio quella rotta. Per chi investe la domanda è semplice: cosa succede al prezzo del barile se anche la seconda porta si chiude?
Come si è arrivati qui: tre mesi di escalation
La tregua del 2022 tra gli Houthi e la coalizione guidata dall’Arabia Saudita è crollata a luglio. Il 20 luglio gli Houthi hanno annunciato un blocco navale contro il regno e due giorni dopo hanno colpito due petroliere saudite. A fine luglio hanno rivendicato attacchi a Yanbu e alla raffineria di Jizan, che il 9 agosto ha subito un incendio dopo un attacco con drone. Il 24 agosto la petroliera Amzan del gruppo Bahri è stata colpita 63 miglia nautiche a ovest di Yanbu.
A settembre il conflitto si è spostato sulla costa. Tra il 10 e l’11 settembre gli Houthi hanno preso la città portuale di Mocha e hanno raggiunto Perim, l’isola che sorveglia l’ingresso di Bab el-Mandeb. Negli stessi giorni un attacco con droni ha fermato l’oleodotto Est-Ovest: le fonti lo attribuiscono in modo diverso, Reuters a milizie irachene e Kpler agli Houthi. L’oleodotto è ripartito nella settimana del 22 settembre.
Ottobre si è aperto con un salto di qualità. Il 3 ottobre gli Houthi hanno rivendicato un attacco con missili e droni a un impianto Aramco vicino a Riyadh, dove AFP ha documentato un incendio; la coalizione ha definito la rivendicazione “fuorviante”. Il 7 e l’8 ottobre sono stati colpiti gli aeroporti di Abha e di Riyadh, con 3 morti allo scalo King Khalid. Dal 4 ottobre le forze del governo yemenita hanno lanciato una controffensiva verso Bab el-Mandeb e dichiarano di aver ripreso alcune posizioni, ma il controllo dello stretto resta conteso. Il 5 ottobre è stato attivato per la prima volta il patto di difesa firmato ad agosto da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, e il 9 ottobre Riad ha chiesto un intervento del Consiglio di sicurezza ONU.
I numeri della seconda strozzatura
Prima dell’attacco di settembre, secondo Kpler, l’oleodotto trasportava circa 5,5 milioni di barili al giorno, di cui circa 4,5 di greggio esportato da Yanbu. A giugno le esportazioni dal porto erano intorno ai 4,1 milioni: circa 3,3 milioni diretti a sud verso l’Asia e il resto verso nord, al canale di Suez o all’oleodotto egiziano SUMED, che ha una capacità di 2,5 milioni. Nella settimana fino al 6 ottobre le esportazioni dal Golfo di Oman e dal Mar Rosso hanno raggiunto 6,7 milioni di barili al giorno, più del doppio del livello prebellico.
Il traffico nello stretto per ora regge. Lloyd’s List Intelligence ha contato 290 transiti a Bab el-Mandeb nella settimana 21-27 settembre (dato provvisorio), contro una media di 316 a giugno. Il calo è contenuto perché gli Houthi colpiscono soprattutto le navi legate all’Arabia Saudita. Lo si vede nei premi assicurativi per il rischio di guerra raccolti da Reuters il 25 settembre: circa il 3% del valore dello scafo per una nave saudita a Yanbu, contro meno dell’1% a inizio luglio, e fino al 7% a sud di Yanbu, mentre una nave senza legami sauditi paga lo 0,2-0,3%. A Hormuz il premio è tra il 6% e il 9%.
Il costo del trasporto è già esploso. Il 9 ottobre il Baltic Exchange quotava una superpetroliera (VLCC) sulla rotta Golfo-Cina a 1,41 milioni di dollari al giorno. Una Suezmax sulla rotta dal Mar Nero ad Augusta, rilevante per le raffinerie italiane, era a circa 817.000 dollari al giorno.
Perché il barile fisico vale 20 dollari più del future
L’8 ottobre il Brent future per dicembre ha chiuso a 104,28 dollari. Il Brent Dated, il prezzo del greggio fisico consegnato a breve, era a 125,44 dollari il 6 ottobre secondo i dati EIA. Più di 20 dollari di differenza raccontano un mercato in cui il barile disponibile subito è scarso e quello futuro sembra abbondante. La curva è in forte backwardation: a fine settembre il contratto di gennaio 2027 quotava circa 8,5 dollari meno di quello di novembre.
Tre fattori tengono a bada i future. Il primo sono le scorte strategiche: dei 400 milioni di barili decisi dall’IEA a marzo ne sono stati rilasciati circa 325, e il 2 ottobre il G7 ha deciso di accelerare con 100 milioni in quattro mesi. Il secondo è la politica: il 9 ottobre Trump ha escluso un attacco all’Iran prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre e ha ottenuto da Mosca l’immissione di diesel russo sul mercato. Il terzo è l’OPEC+, che il 4 ottobre ha lasciato invariati gli obiettivi di produzione di novembre.
Le previsioni si stanno però spostando verso l’alto. Il 6 ottobre l’EIA ha portato la media 2026 del Brent a 96,32 dollari, dai 91,01 di settembre, con 105 dollari nel quarto trimestre e 83,74 nel 2027. La sua ipotesi centrale prevede 4,5 milioni di barili al giorno fermi in questo trimestre. Una chiusura di Bab el-Mandeb alle navi saudite toglierebbe al mercato fino a 3,3 milioni di barili al giorno, che potrebbero essere solo in parte dirottati verso nord attraverso SUMED e Suez.
Cosa significa per l’Italia
L’esposizione diretta dell’Italia sul greggio è limitata. Nel 2025, secondo i dati UNEM, il Medio Oriente valeva il 12,2% delle importazioni italiane di greggio (Arabia Saudita 5,8%, Iraq 6,1%), mentre la Libia da sola pesava il 24,2%. Il terminale SIOT di Trieste, che alimenta l’oleodotto transalpino, nel primo semestre 2026 ha movimentato 20,24 milioni di tonnellate (+5,75%), soprattutto greggio kazako, libico e azero.
Il canale di trasmissione è il gas più che il petrolio. QatarEnergy ha esteso fino a inizio dicembre la forza maggiore sulle forniture di GNL a Edison per il terminale Adriatic LNG. Il 9 ottobre il TTF olandese era a 80,25 euro per megawattora, con gli stoccaggi europei intorno al 73% contro una media quinquennale dell’87%. Pesano anche i porti: nel primo semestre i container dei porti di Genova e Savona sono scesi del 2,7% e il transhipment del 21,3%. Il canale di Suez invece incassa: ad agosto ha registrato ricavi per 567,1 milioni di dollari, contro i 326 di un anno prima.
Questo articolo è stato scritto sabato 10 ottobre. Nei giorni prima dell’uscita sono attesi il rapporto mensile dell’OPEC (13 ottobre) e l’Oil Market Report dell’IEA (14 ottobre), che aggiorneranno i numeri sull’offerta. Il quadro militare a Bab el-Mandeb può cambiare in qualsiasi momento. Sui rischi di Hormuz ho scritto il 6 ottobre in tre scenari per il Brent.
La mia view
Il rischio che il mercato prezza meno è proprio la seconda strozzatura. I future scontano il rientro della crisi nel 2027, ma la via che aggira Hormuz è esposta a un attore che negli ultimi tre mesi ha colpito porti, raffinerie, petroliere e aeroporti sauditi. Il fatto che gli Houthi colpiscano in modo selettivo le navi saudite non tranquillizza: significa che lo stretto resta aperto finché conviene a loro.
Confermo il sovrappeso sull’energia e il tema del gas e del GNL, che resta per l’Europa il canale più diretto di questa crisi. Confermo anche il sottopeso sulla duration lunga e il sovrappeso sui TIPS con copertura in euro: un’offerta di petrolio fragile tiene alta l’inflazione energetica e rende difficile alle banche centrali allentare. Sull’oro devo essere onesto: nonostante la crisi è in calo del 4,8% da fine 2025, perché i rendimenti reali vicini al 3% ne aumentano il costo opportunità. Lo tengo in sovrappeso come assicurazione, ma i dati non mi danno ragione e non lo aumento.
I segnali che guarderò sono tre: il controllo di Perim e della costa di Mocha, i premi war risk per le navi saudite e lo spread tra Brent Dated e future. Se quello spread si riducesse sotto i 10 dollari mentre Bab el-Mandeb resta aperto, rivedrei al ribasso il premio di rischio che oggi assegno al petrolio.
Fonti e date di rilevazione. Cronologia: Arab News, 08/10/2026; FDD’s Long War Journal, 14/09/2026; Al Jazeera, 09/08, 24/08, 04/10, 06/10 e 09/10/2026; Wikipedia, voce “2026 Yemen offensives” (eventi fino al 13/09/2026). Attacco all’oleodotto e flussi di Yanbu: Kpler, 17/09/2026 e analisi con dati al 27/07/2026; Reuters via Baird Maritime, 29/09/2026. Dichiarazione sull’oleodotto Est-Ovest: Al Jazeera/Reuters e Argus, 06/10/2026. Hormuz ed export dal Golfo di Oman e dal Mar Rosso: Reuters via The National, 08/10/2026 (dati Kpler). Transiti di Bab el-Mandeb e Suez: Lloyd’s List Intelligence, 01/10/2026. Premi war risk: Reuters via Insurance Journal, 25/09/2026. Noli: Baltic Exchange, 09/10/2026. Brent future: Investing.com, chiusura dell’08/10/2026; Brent Dated: EIA via FRED (DCOILBRENTEU), dato del 06/10/2026; curva: CMB News, 01/10/2026. Scorte strategiche: IEA, 11/03/2026; Rigzone, 09/10/2026. OPEC+: comunicato OPEC del 04/10/2026. EIA Short-Term Energy Outlook: 06/10/2026 (via Rigzone, 08/10/2026). Importazioni italiane: UNEM via Sky TG24, 05/03/2026; SIOT: Shipping Italy, 29/07/2026; porti liguri: Genova24/ANSA, agosto 2026; Suez: Ahram Online, 20/09/2026. GNL Qatar: LNG Prime, 28/09/2026; TTF e stoccaggi: Trading Economics, 09/10/2026. Oro: Alpha Vantage, spot giornaliero al 09/10/2026 e al 31/12/2025. Le valutazioni sull’impatto di una chiusura di Bab el-Mandeb sono dell’autore.
Andrea Angelini
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