| Tema | Il Documento programmatico di finanza pubblica approvato il 2 ottobre e le prime misure della manovra 2027 che toccano reddito, casa e risparmio |
| DPFP — Consiglio dei ministri del 02/10/2026 | PIL +1,0% nel 2026; +0,8% nel 2027; +0,9% nel 2028; +0,8% nel 2029 |
| Deficit/PIL con la clausola di salvaguardia | 2,9% nel 2026; 3,4% nel 2027; 3,2% nel 2028; 2,3% nel 2029 |
| Deficit/PIL senza flessibilità | 2,8% nel 2027; 2,6% nel 2028; 2,3% nel 2029 |
| Debito/PIL | 138,1% nel 2026; picco al 138,5% nel 2027; 137,9% nel 2028; 136,6% nel 2029 |
| Scostamento richiesto | 0,3% del PIL per l’energia e 0,3% per la difesa nel 2027 e nel 2028, quasi 29 miliardi nel biennio |
| Mercato — chiusura del 07/10/2026 | BTP 10 anni 4,62%; Bund 3,47%; spread BTP-Bund 115,2 pb (massimo intraday di 131 pb il 02/10) |
| Calendario | Audizioni sul DPFP il 12/10; voto della Camera sullo scostamento il 13/10; Documento programmatico di bilancio a Bruxelles entro il 15/10; ddl di bilancio in Parlamento entro il 20/10; BTP Valore dal 19 al 23/10, tassi minimi il 16/10 |
Il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì 2 ottobre il Documento programmatico di finanza pubblica, la cornice dentro cui verrà scritta la legge di bilancio 2027. È arrivato nella settimana peggiore dell’anno per i titoli di Stato europei. Lo spread BTP-Bund ha toccato 131 punti base in giornata, l’OAT francese ha visto il massimo dal 2002 e l’inflazione italiana di settembre è salita al 4,2%. Il ministro Giorgetti ha parlato di un contesto «particolarmente complesso, in cui fare previsioni è complicato». Il documento lo riflette: crescita rivista, deficit che torna sopra il 3% e una manovra che sarà più piccola di quanto molti speravano.
Questo articolo mette in fila i numeri e le misure annunciate che interessano chi ha un patrimonio da gestire: reddito, casa, titoli di Stato e risparmio. Una premessa di metodo. L’articolo è aggiornato all’8 ottobre: i numeri di finanza pubblica sono ora verificati sulla tavola di sintesi del testo del DPFP trasmesso alle Camere, che ha sciolto le discrepanze tra i primi resoconti di agenzia, e i dati di mercato sono riferiti alla chiusura del 7 ottobre.
I numeri del DPFP: più crescita, più deficit
Il governo stima una crescita dell’1,0% nel 2026, poi dello 0,8% nel 2027, dello 0,9% nel 2028 e dello 0,8% nel 2029. Il dato più rilevante è il deficit. Per il 2026 il governo stima un indebitamento netto del 2,9% del PIL, dopo il 3,1% del 2025. Usando la clausola nazionale di salvaguardia per energia e difesa, il deficit programmatico sale al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, per scendere al 2,3% solo nel 2029. Al netto delle spese coperte dalla clausola i valori sarebbero il 2,8% e il 2,6%. Il quadro tendenziale, a politiche invariate, indica il 2,9% nel 2027 e il 2,7% nel 2028: la differenza misura quanto deficit aggiuntivo la manovra si prepara a usare.
Lo scostamento richiesto vale lo 0,3% del PIL per l’energia e lo 0,3% per la difesa, in ciascuno dei due anni: circa 14 miliardi l’anno, 28-29 miliardi in totale. La quota per la difesa è stata ridotta rispetto all’ipotesi iniziale dello 0,9% cumulato. Il debito pubblico tocca il picco nel 2027, al 138,5% del PIL, partendo dal 138,1% di fine 2026, e scende al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. Il DPFP attribuisce la salita dei primi due anni all’impatto di cassa dei crediti edilizi maturati tra il 2020 e il 2024, Superbonus in testa.
Il punto politico è la procedura per deficit eccessivo. L’Istat il 22 settembre ha rivisto il deficit 2025 al 3,1%, come ho analizzato nell’articolo della scorsa settimana. Il governo sostiene che la chiusura resti possibile sulla base del consuntivo 2026, atteso al 2,9%, perché le spese coperte dalla clausola vengono valutate a parte e lo scostamento della spesa netta nel 2027 non avrebbe conseguenze sul giudizio di conformità. A mio avviso il margine è sottile: un decimo di punto, cioè lo stesso scarto con cui il 2025 è stato rivisto oltre la soglia. La partita si gioca sul giudizio di Bruxelles atteso a novembre e sul consuntivo 2026 che l’Istat pubblicherà nella primavera del 2027. Prima ancora, lo scostamento dovrà essere votato dalle Camere a maggioranza assoluta: le audizioni di Istat, Banca d’Italia, Corte dei conti, CNEL e Ufficio parlamentare di bilancio sono fissate per il 12 ottobre e il voto della Camera per il 13.
IRPEF: il beneficio per il ceto medio e il nodo dei redditi alti
La misura più citata è l’estensione dell’aliquota del 33% fino a 60.000 euro di reddito, contro i 50.000 attuali. Oggi l’IRPEF prevede il 23% fino a 28.000 euro, il 33% fino a 50.000 e il 43% oltre. Spostare la soglia di 10.000 euro significa tassare quella fascia al 33% invece che al 43%. Il risparmio massimo è quindi di 1.000 euro l’anno, per un costo stimato tra 2,5 e 2,7 miliardi. È una misura annunciata dal viceministro Leo a fine settembre, non ancora un testo di legge, e il DPFP non le assegna risorse specifiche: tutto è rinviato alla legge di bilancio.
Per i redditi elevati conta il dettaglio. Con la legge di bilancio 2026 il taglio dell’aliquota dal 35% al 33% è stato neutralizzato oltre i 200.000 euro di reddito, con una riduzione di 440 euro delle detrazioni (art. 16-ter, comma 5-bis, del TUIR). Se lo stesso meccanismo verrà applicato all’estensione del 2027 non è ancora noto: il dato oggi è ND. Il capitolo fiscale complessivo vale circa 7 miliardi. Accanto all’IRPEF comprende la detassazione delle tredicesime (circa 0,5 miliardi), la conferma della tassazione agevolata sugli aumenti salariali (circa 1 miliardo) e una misura per i redditi dei giovani (circa 0,2 miliardi).
Casa e immobili: il calo dei bonus è già scritto
Qui la notizia più concreta non riguarda ciò che il governo farà, ma ciò che succede se non fa nulla. A legislazione vigente, dal 2027 la detrazione per le ristrutturazioni sull’abitazione principale scende dal 50% al 36%, e sulle altre abitazioni dal 36% al 30%, sempre su una spesa massima di 96.000 euro per unità immobiliare. Il bonus mobili scade il 31 dicembre 2026. È allo studio un ecobonus rafforzato al 65% per gli interventi di elettrificazione, come pompe di calore e fotovoltaico, ma per ora resta un’ipotesi senza testo né copertura definita. Il viceministro Leo ha inoltre proposto di mantenere il 50% sulla prima casa anche nel 2027: anche questa, per ora, è solo una proposta.
Per chi ha lavori in programma la conseguenza pratica è semplice. Le spese pagate entro il 31 dicembre 2026 restano alle aliquote di quest’anno, mentre quelle del 2027 dipendono da una norma che ancora non c’è. Ricordo che oltre i 75.000 euro di reddito vale già il tetto complessivo alle detrazioni dell’art. 16-ter del TUIR, introdotto dalla legge di bilancio 2025: 14.000 euro l’anno fino a 100.000 euro di reddito e 8.000 euro oltre, moltiplicati per un coefficiente legato ai figli a carico. Le rate dei bonus edilizi rientrano nel conto e riducono il beneficio effettivo. Tra le ipotesi c’è anche l’estensione della cedolare secca al 21% agli affitti di immobili commerciali, entro certi limiti di superficie: interessa chi ha negozi a reddito, ma per ora è solo allo studio.
Risparmio e titoli di Stato
Sulla tassazione delle rendite finanziarie, oggi al 26% con il 12,5% per i titoli di Stato, nessuna delle fonti consultate riporta modifiche allo studio. Lo stesso vale per l’imposta di bollo su conti e dossier titoli, per IVAFE e IVIE e per il regime dei neo-residenti. Assenza di notizie non significa assenza di rischio: il testo arriverà in Parlamento entro il 20 ottobre ed è lì che andrà verificato.
Un’ipotesi da monitorare è un contributo a carico delle banche, proposto dalla Lega nella misura del 5% degli utili per raccogliere 2-3 miliardi. Giorgetti non l’ha fatto proprio. Per chi detiene azioni bancarie italiane è comunque un fattore di rischio da tenere a mente fino alla presentazione del disegno di legge.
Sul fronte dell’offerta, il Tesoro torna dal 19 al 23 ottobre con il BTP Valore, per la prima volta in doppia versione. Un titolo a 5 anni con cedole trimestrali crescenti e un «BTP Valore Insieme», sempre a 5 anni, con cedola unica a scadenza: il Tesoro li dichiara finanziariamente equivalenti all’emissione. Questa volta non è previsto il premio fedeltà, che nelle emissioni precedenti valeva tra lo 0,5% e l’1%, e il taglio minimo è di 1.000 euro per titolo. Restano i vantaggi fiscali tipici dei titoli di Stato: tassazione al 12,5%, esenzione dall’imposta di successione ed esclusione dall’ISEE fino a 50.000 euro. I tassi minimi garantiti saranno comunicati il 16 ottobre.
Il vero vincolo è lo spread
Il margine di manovra non lo decide solo Bruxelles: lo decide il mercato. Lo spread BTP-Bund, che il 29 settembre aveva superato i 100 punti per la prima volta dal 2025, ha chiuso a 118,5 punti il 1° ottobre e ha toccato 131 in giornata il 2 ottobre. Il BTP decennale è salito al 4,69%, il livello più alto dalla fine del 2023, prima di chiudere la settimana al 4,60%, con il Bund al 3,45%. Le cause sono in buona parte esterne: il contagio dalla Francia, il petrolio sopra i 100 dollari e i rendimenti americani oltre il 5%. Proprio per questo un deficit programmatico al 3,4% arriva nel momento meno favorevole. La tregua è durata poco: il 7 ottobre lo spread ha chiuso di nuovo in rialzo a 115,2 punti, con il decennale al 4,62%, il Bund al 3,47% e l’OAT francese al 4,86%, 139 punti sopra il Bund.
Il calendario delle agenzie di rating è fitto. Moody’s il 25 settembre ha confermato Baa2 con prospettiva stabile, DBRS si pronuncia il 16 ottobre e S&P, che ha l’Italia a BBB+ con prospettiva positiva, il 13 novembre. Una promozione da S&P era il catalizzatore atteso per i BTP in autunno. Con il deficit di nuovo sopra il 3% e il debito in salita nel 2027, a mio giudizio è diventata meno probabile.
Il mio punto di vista
Il DPFP è un documento prudente nei toni e onesto nei numeri: la crescita resta sotto l’1% dal 2027 e la flessibilità chiesta per energia e difesa riporta il deficit sopra la soglia europea per due anni. Per le famiglie con patrimoni rilevanti la manovra, per quanto se ne sa oggi, non porta né grandi benefici né nuove imposte. Il taglio IRPEF vale al massimo 1.000 euro e potrebbe essere neutralizzato oltre i 200.000 euro di reddito. La riduzione dei bonus edilizi è invece già scritta in legge, e la proposta di salvare il 50% sulla prima casa resta da finanziare.
Sui portafogli le conseguenze sono due. La prima: i BTP restano interessanti per il rendimento, ma non è il momento di allungare la duration. Il rischio di spread e quello di tassi più alti si sommano, e l’emissione retail di ottobre sulla scadenza a 5 anni è più coerente con questo quadro dei titoli a 20 o 30 anni. La seconda: chi ha spese detraibili o decisioni immobiliari già mature ha un incentivo concreto a chiuderle entro dicembre. Il passaggio decisivo resta il testo del 20 ottobre: è lì che si vedrà se tra le coperture compaiono misure sul risparmio che oggi nessuno annuncia.
Fonti e date di rilevazione. Articolo aggiornato all’8 ottobre 2026. Approvazione del DPFP: comunicato del Consiglio dei ministri n. 191 del 2 ottobre 2026 (via Stampa Parlamento). Quadro macroeconomico e di finanza pubblica: tavola di sintesi del Documento programmatico di finanza pubblica 2026 trasmesso alle Camere (quadro programmatico e tendenziale), verificata l’8 ottobre 2026; AGI, 3 ottobre 2026; PublicPolicy e Edotto, 5 ottobre 2026. Il dato di deficit 2028 al 3,3% riportato da alcune agenzie il 2 ottobre non trova riscontro nel testo, che indica il 3,2%. Calendario parlamentare: PublicPolicy, 5 ottobre 2026; Il Sole 24 Ore Radiocor, 5 ottobre 2026. Misure IRPEF e fiscali allo studio: FiscoeTasse, 26 settembre 2026; Fiscomania, aggiornamento del 2 ottobre 2026; InformazioneFiscale, 2 e 3 ottobre 2026; PMI.it, ottobre 2026 (costo IRPEF, proposta Leo sul 50% prima casa). Scaglioni IRPEF 2026 e riduzione delle detrazioni oltre 200.000 euro: Fisco7, 5 gennaio 2026 (art. 16-ter, comma 5-bis, TUIR). Aliquote dei bonus edilizi 2026-2027 e tetto alle detrazioni oltre 75.000 euro: art. 16-bis e art. 16-ter TUIR come modificati dalle leggi di bilancio 2025 e 2026 (riepilogo LavoriPubblici.it). Spread oltre 100 punti il 29 settembre: Euronews, 29 settembre 2026. BTP Valore di ottobre: comunicato MEF del 25 settembre 2026 (via ANSA); SoldiOnline, 28 settembre 2026; Money.it, ottobre 2026. Deficit 2025: Istat, 22 settembre 2026. Inflazione di settembre: Istat, dati provvisori del 30 settembre 2026. Spread, BTP, Bund e OAT: ANSA, 1, 2 e 7 ottobre 2026 (chiusura del 7 ottobre). Rating: Moody’s, 25 settembre 2026 (via Sky TG24); calendario DBRS e S&P: Rankia, aggiornamento del 30 settembre 2026. Il calcolo del risparmio IRPEF massimo e le valutazioni sulla procedura per deficit eccessivo e sul rating sono dell’autore.
Andrea Angelini
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