Banche USA, le trimestrali con il Treasury ai massimi dal 2002: com’è andata

Banche USA al via delle trimestrali con il Treasury ai massimi dal 2002: cosa guardare — copertina DoppioMinimo.com

Aggiornamento del 14/10/2026, ore 18:30. L’articolo è uscito la mattina del 13 ottobre, prima dei conti. Ora contiene i risultati di JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup, Wells Fargo, Bank of America, Morgan Stanley e BlackRock, l’inflazione USA di settembre e la reazione di Borsa e Treasury. I quattro punti da guardare sono rimasti gli stessi, con il verdetto dei numeri.

Tema Le grandi banche USA chiudono il terzo trimestre con utili in crescita, ma i titoli scendono: i tassi pesano sul capitale più che sul credito
Sopra il consenso LSEG (EPS) Goldman Sachs 17,01 $ (12,44 attesi); Citigroup 2,85 $ (2,41); Morgan Stanley 3,03 $ (2,94); Wells Fargo 1,87 $ (1,85)
Sotto il consenso LSEG (EPS) JPMorgan 5,57 $ (5,94 attesi), primo mancato obiettivo in quasi tre anni; Bank of America 1,08 $ rettificato (1,10), 0,91 $ dopo un onere regolamentare di 1,2 miliardi
Inflazione USA — settembre 2026 CPI 3,7% annuo (3,6% atteso, 3,4% ad agosto), +0,6% mensile; core 2,6% (2,5% atteso), +0,3% mensile; energia +20,4%, benzina +34,2%
Treasury 13/10: 2 anni 4,79%, 10 anni 5,21%, 30 anni 5,56%, TIPS 10 anni 2,88%. 14/10 dopo il CPI: 10 anni tra 5,28% e 5,30%
Fed Fed funds 3,75-4,00%; probabilità di un rialzo il 28/10 salita dal 22% al 43% dopo il CPI (CME FedWatch)
Borsa 13/10: XLF -0,4%, Citigroup -5,6%, Wells Fargo -3,1%. 14/10 alle 18:30: S&P 500 7.720 punti (-1,1%), Bank of America -5,3%, Morgan Stanley -3,5%

Martedì 13 e mercoledì 14 ottobre le sei grandi banche americane hanno pubblicato i conti del terzo trimestre, e mercoledì alle 14:30 è uscita l’inflazione di settembre. La sintesi è che i bilanci hanno tenuto e la Borsa no. Cinque banche su sei hanno aumentato l’utile per azione rispetto a un anno fa e quattro hanno battuto il consenso, ma tutti e sei i titoli hanno perso terreno nel giorno dei conti. Il CPI più alto delle attese ha poi riportato il Treasury a 10 anni verso il 5,3% e raddoppiato le probabilità di un rialzo della Fed a fine ottobre.

Prima dei numeri avevo indicato quattro cose da guardare: il margine d’interesse, le perdite sui titoli, gli accantonamenti per il credito e il CPI. Le riprendo una per una con il verdetto dei numeri.

Com’è andata: trading azionario in forte crescita, reddito fisso fermo

Banca Utile netto Q3 (mld $) EPS ($) Consenso LSEG ($) EPS su Q3 2025 Titolo il giorno dei conti
JPMorgan 15,3 5,57 5,94 +10% -0,9%
Goldman Sachs 5,29 17,01 12,44 +39% -0,2%
Citigroup 5,25 2,85 2,41 +53% -5,6%
Wells Fargo 5,95 1,87 1,85 +13% -3,1%
Bank of America 6,9 (8,1 rett.) 0,91 (1,08 rett.) 1,10 ND -5,3%*
Morgan Stanley 4,91 3,03 2,94 +8% -3,5%*

Variazioni di prezzo: chiusura del 13/10 sul 12/10 per JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo; (*) 14/10 alle 18:30 ora italiana, a seduta in corso. Consenso LSEG al 07/10/2026. ND: variazione annua dell’EPS di Bank of America non verificata.

Il dato più netto viene dal trading. I ricavi del trading azionario sono esplosi: Goldman Sachs li ha portati a 6,44 miliardi, il 72% in più di un anno fa, Morgan Stanley è salita del 41% e JPMorgan del 49%. Il reddito fisso è invece rimasto fermo o è sceso: -1% per Goldman, -4% per JPMorgan, -7% per Morgan Stanley e -17% per Bank of America, con la sola Citigroup in crescita del 4%. Anche l’investment banking si è diviso: Goldman +21%, JPMorgan +13%, Citigroup +9%, Morgan Stanley +2%, Bank of America -11%, in linea con quanto la banca aveva anticipato a settembre. Il direttore finanziario di JPMorgan Jeremy Barnum ha riconosciuto che a fine settembre l’attività ha rallentato, e Jamie Dimon ha descritto la pipeline come “una fisarmonica, che si apre e si chiude in fretta”.

JPMorgan resta la banca più redditizia in valore assoluto, con 15,3 miliardi di utile e ricavi gestionali per 50,9 miliardi (+8%). Il confronto con i 21,2 miliardi del secondo trimestre è falsato da una plusvalenza di 4,6 miliardi sulle azioni Visa registrata allora. Il consenso però è stato mancato, per il rallentamento del reddito fisso e per 658 milioni di perdite nette sui titoli d’investimento. Citigroup ha registrato i migliori ricavi di un terzo trimestre degli ultimi dieci anni, ma il mercato ha guardato al confronto con il secondo trimestre, con utile in calo di circa il 10% e commissioni di investment banking in calo del 13%. Bank of America ha pagato due cose: l’onere regolamentare da 1,2 miliardi e il calo del trading obbligazionario, che hanno lasciato l’utile rettificato sotto le attese. BlackRock, che non è una banca ma ha pubblicato mercoledì, ha portato le masse gestite a 15.488 miliardi (+15%), con raccolta netta per 205 miliardi e utile rettificato per azione di 15,93 dollari (+38%).

Primo punto: il margine d’interesse ha tenuto

Avevo scritto che se JPMorgan si fosse limitata a confermare la guidance di 105,5 miliardi, il mercato avrebbe letto che il costo della raccolta stava assorbendo il beneficio della curva. Non è andata così. Il margine d’interesse del trimestre è stato di 27,04 miliardi, il 13% in più di un anno fa e sopra la stima Zacks di 26,96. La banca ha alzato la guidance 2026 a circa 106,2 miliardi complessivi e a circa 97,2 miliardi esclusa l’attività di mercato, e per il 2027 indica uno scenario centrale di circa 107 miliardi esclusi i mercati. Bank of America ha aumentato il margine dell’8% a 16,6 miliardi, Wells Fargo del 5% a 12,52 miliardi, sotto la stima Zacks di 12,63.

Il rischio che avevo indicato però esiste. Barnum si aspetta che una parte dei depositi continui a spostarsi dai conti correnti verso forme più remunerate e ha definito “un po’ più competitiva” la raccolta dalla clientela istituzionale. La curva aiuta, ma il beneficio marginale di ogni rialzo si riduce.

Secondo punto: le perdite sui titoli si vedono nel capitale

È il punto in cui i numeri hanno confermato le attese, e il peso è stato maggiore di quanto pensassi. In JPMorgan la riserva AOCI, che raccoglie le minusvalenze sui titoli disponibili per la vendita, è passata da -7,7 a -19,8 miliardi in un trimestre. Il CET1 è sceso di 30 punti base al 13,9% e il patrimonio netto tangibile per azione è calato da 113,35 a 112,64 dollari. Soprattutto, la banca ha ridotto i riacquisti di azioni a circa 1,1 miliardi dai 6,7 del trimestre precedente. Barnum ha spiegato che conviene tenere “munizioni” e Dimon stima in circa 30 miliardi il capitale in eccesso da reinvestire, ma per il mercato significa meno capitale restituito all’azionista.

Lo stesso movimento si vede altrove. Il CET1 di Bank of America è sceso al 10,9% (-37 punti base sul trimestre), quello di Wells Fargo al 10,0% dal 10,3% e quello di Goldman Sachs al 12,4% dal 12,9%. Come avevo scritto, per le grandi banche non è una questione di solvibilità ma di capitale disponibile per riacquisti e dividendi.

Terzo punto: il credito non sta girando

Avevo indicato come soglia gli accantonamenti del secondo trimestre: 2,5 miliardi sia per JPMorgan sia per Citigroup. Nel terzo trimestre JPMorgan ne ha registrati 2,74 miliardi, di cui 2,2 di perdite effettive e 539 milioni di nuove riserve, e Citigroup 2,59 miliardi, con 333 milioni di riserve aggiuntive. Sono aumenti contenuti, non il salto che avrebbe segnalato un’inversione del ciclo. Barnum ha precisato che le nuove riserve sulle imprese derivano dai nuovi prestiti, non da declassamenti o da un peggioramento delle previsioni.

Sulle carte di credito il quadro è persino migliore. Il tasso di perdita di JPMorgan è sceso al 2,91% dal 3,34% del secondo trimestre, con una previsione di circa il 3,2% per l’intero anno, e le perdite sulle carte di Citigroup sono calate del 4%. Bank of America ha ridotto le perdite nette allo 0,44% dei prestiti e Wells Fargo le ha contenute allo 0,38%, anche se ha accantonato il 51% in più di un anno fa. Sul private credit nessuna banca ha fornito numeri specifici. Dimon si è limitato a dire che alcune condizioni dei prestiti “sono diventate un po’ troppo larghe”. È un segnale da tenere presente, non un allarme.

Quarto punto: il CPI ha riacceso il rischio di un rialzo

L’inflazione di settembre è stata la notizia peggiore della settimana. I prezzi al consumo sono saliti dello 0,6% in un mese e del 3,7% in un anno, contro il 3,6% atteso e il 3,4% di agosto. L’energia è cresciuta del 20,4% su base annua e la benzina del 34,2%. Il dato più importante per la Fed è però l’inflazione di fondo, salita al 2,6% dal 2,4%, sopra il 2,5% atteso, con un +0,3% mensile contro lo 0,2% previsto. È un segnale che il rincaro dell’energia si sta trasmettendo al resto del paniere.

La reazione è stata immediata. Il Treasury a 10 anni, che martedì aveva chiuso al 5,21%, è risalito tra il 5,28% e il 5,30%. Secondo il CME FedWatch la probabilità di un rialzo il 28 ottobre è passata dal 22% al 43%. L’S&P 500 alle 18:30 perdeva l’1,1%. Il differenziale tra il 10 anni nominale e il TIPS, una misura dell’inflazione attesa, era al 2,33% martedì: il rialzo dei rendimenti continua a venire soprattutto dalla componente reale, e questa volta c’è anche un dato d’inflazione a giustificarlo.

Ne ho scritto a settembre, quando Fed e BCE hanno alzato insieme i tassi, e la scorsa settimana parlando del petrolio e dello Stretto di Hormuz, che resta il motore principale dell’inflazione energetica.

La mia view

Prima dei conti avevo scritto che il dato decisivo sarebbero stati gli accantonamenti e che il mercato temeva più il credito dei tassi. Devo correggermi. Il credito ha tenuto, mentre i tassi hanno colpito per una via che avevo sottovalutato: il capitale. Le minusvalenze sui titoli hanno ridotto il CET1 e JPMorgan ha tagliato i riacquisti di oltre l’80%. Il settore scende con utili in crescita perché il mercato aveva già scontato un anno da record e ora vede meno capitale da restituire agli azionisti. Sulle banche USA nel loro insieme resto neutrale. Il modello che ha funzionato meglio è quello legato ai mercati azionari e alla gestione patrimoniale, come Goldman Sachs e Morgan Stanley, mentre le banche più dipendenti dal margine d’interesse e con capitale più stretto, come Bank of America e Wells Fargo, sono le più esposte a un altro rialzo dei rendimenti.

Sul fronte obbligazionario confermo il sottopeso sulla duration lunga. Martedì mattina avevo segnalato il rischio contrario alla mia posizione, cioè un CPI più debole del previsto che facesse scendere i rendimenti in fretta. Non si è verificato: il CPI è stato più alto delle attese e il 10 anni è tornato verso il 5,3%. Anche così non aumenterei il sottopeso. Con un rendimento reale vicino al 2,9% il punto d’ingresso sulla parte lunga resta il migliore da oltre vent’anni, e un mercato del lavoro che rallenta può cambiare il quadro in poche settimane. Continuo a preferire le scadenze intermedie.

Resto in sovrappeso sui TIPS con copertura in euro. Con l’inflazione corrente al 3,7% e quella attesa dal mercato intorno al 2,3%, la protezione costa poco. Il conto va fatto al netto della copertura valutaria, che costa all’incirca il differenziale tra i tassi a breve: con il Fed funds effettivo al 3,88% e il tasso sui depositi BCE al 2,50%, circa 1,4 punti l’anno. I dati della scorsa settimana contraddicono invece il sovrappeso sull’oro: al 9 ottobre il metallo valeva circa 4.146 dollari l’oncia, il 4,8% in meno di fine 2025, e con rendimenti reali vicini al 3% il costo opportunità di tenerlo è alto. Il CPI ha rafforzato lo scenario di tassi reali elevati. Mantengo la posizione per la sua funzione di copertura geopolitica, ma non la incremento e la rivaluterò dopo la Fed del 28 ottobre.


Fonti e date di rilevazione. Risultati del terzo trimestre: comunicati e supplementi finanziari depositati alla SEC (form 8-K) da JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo il 13/10/2026 e da Bank of America, Morgan Stanley e BlackRock il 14/10/2026. Guidance sul margine d’interesse e commenti dei manager JPMorgan: conference call del 13/10/2026 (transcript The Motley Fool); guidance e ripartizione del trading JPMorgan: TIKR, 13/10/2026; commenti di Dimon: Fortune, 13/10/2026. Motivi del calo di Citigroup: Investing.com, 13/10/2026; Bank of America: Investing.com, 14/10/2026. Consenso LSEG: Reuters, 08/10/2026; stime Zacks: 08 e 09/10/2026. Risultati del secondo trimestre: comunicati e documenti SEC di JPMorgan e Citigroup del 14/07/2026. CPI di settembre: BLS, 14/10/2026; attese degli economisti e probabilità CME FedWatch: Invezz, 14/10/2026. Treasury e TIPS: U.S. Department of the Treasury, curve del 13/10/2026; rendimento del 10 anni dopo il CPI: Invezz e Quartz, 14/10/2026. Prezzi delle azioni, dell’ETF XLF e dell’S&P 500: EODHD, chiusure del 12 e 13/10/2026 e rilevazione del 14/10/2026 alle 18:30 ora italiana (dati differiti di 15-20 minuti). Oro: Alpha Vantage, 09/10/2026 e 31/12/2025. Fed funds effettivo: H.15 dell’08/10/2026; tasso sui depositi BCE: BCE, 10/09/2026. Il costo della copertura valutaria è una stima dell’autore.

Andrea Angelini

Disclaimer. Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e didattiche e non costituisce ricerca in materia di investimenti ai sensi della Direttiva 2014/65/UE (MiFID II), né consulenza finanziaria, raccomandazione personalizzata o sollecitazione all’acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. Le opinioni espresse sono personali dell’autore e non impegnano in alcun modo l’intermediario di appartenenza. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Prima di assumere qualsiasi decisione di investimento si raccomanda di valutare la propria situazione patrimoniale, gli obiettivi e la tolleranza al rischio, avvalendosi del proprio consulente. A cura di Andrea Angelini, Global Wealth Advisor.